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Touta Gallica

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Abbigliamento

Verrà qui presentata una panoramica sugli abiti gallici senza trattare gli elementi decorativi quali monili, gioielli o simili, quindi solo l’abbigliamento e l’oggettistica strettamente collegata, come cinture e fibule.

Partiamo con il trattare i materiali utilizzati: il lino, la lana e per i capi e le decorazioni più ricche (solitamente tuniche e bordure) la seta. Nei mesi più freddi s’introducono capi o inserti in feltro e pelliccia.

L’abbigliamento maschile

La prima differenza tra il mondo mediterraneo e quello “europeo” continentale sta nella presenza nell’abbigliamento maschile dEi pantaloni, o meglio “bracae”, brache e nell’utilizzo di scarpe al posto dei sandali. Ma partiamo dall’inizio:

La Camisia
Partiamo dalla camisia, indumento che poteva essere di diverse lunghezze, da poco sotto la cintura a oltre metà coscia, e in un’ampia gamma di fantasie, che andavano dalla tinta unita alle righe, dagli scacchi al cosiddetto tartan (comunemente conosciuto come “scozzese”). Si presume che un maggior numero di colori in uno stesso tessuto ne determinasse il pregio e la ricchezza.
La camisia si ottinene da un rettangolo di tessuto piegato in due, cucito (fig. 1 – le figure mancanti verranno inserite a posteriori) in modo da lasciare lo spazio per inserire le maniche e aperto centralmente per far passare la testa. Le maniche possono essere o due rettangoli o, meglio ancora, due figure trapezoidali.

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Alcune immagini di epoche precedenti quelle trattate (IV-III secolo), come quelle incise sul fodero in lamina di bronzo della seconda metà del V secolo trovato nella tomba n° 994 ad Hallstat, fanno pensare a tuniche simili a quelle medievali, anche se più corte: strette in vita, con maniche piuttosto aderenti e terminanti come una gonnella. Bisogna considerare, comunque, che, oltre ad essere di un’epoca precedente, potrebbero essere scelte “artistiche”.
Un particolare su cui stiamo lavorando è la presenza o meno di tagli longitudinali sulle maniche e l’utilizzo di simil-gemelli come quelli ritrovati in Irlanda.

Le brache
Seconda, ma forse prima per importanza nella distinzione tra gli italici peninsulari e i più continentali della fascia centro-nord, è la braca. Simile ai moderni pantaloni era composta da due ritagli di tessuto uniti fra loro, in alcuni casi con l’aggiunta di un rombo all’altezza del cavallo e l’inserimento interno o esterno in vita di un laccio, cordino o stringa di cuoio.
Ad oggi conosciamo due modi per tagliare le brache (fig. 2 e 3). Nel primo le due metà da unire sono le rispettive gambe mentre nel secondo il davanti e dietro.

[photopress:Brache_costruzione.jpg,thumb,alignleft] [photopress:brache_modello.jpg,thumb,alignright]

Il clima freddo, ci ha fatto pensare al possibile utilizzo di un pantalone con “calza” annessa, ottenuto cucendo alla fine della braca un “piedino”; ma per ora è solo una teoria da prendere con le pinze. (fig.4)

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Interessante è anche la ricostruzione di brache di origine germanica ottenute con diversi ritagli di tessuto cuciti fra loro. Purtroppo le fonti non ci danno informazioni sicure su nessuno dei tre modelli.

L’abbigliamento femminile

L’abbigliamento femminile è più simile a quello utilizzato nel bacino del mediterraneo.
Si hanno principalmente due modelli di vestiario: uno composto da una tunica simile a quella maschile, ma più lunga e ampia, e un secondo di fattura simile al chitone greco (fig. 5).

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La tunica femminile (fig. 6), deve essere lunga fino alle caviglie o poco sopra, è tagliata allo stesso modo della camisia con l’aggiunta di due triangoli inseriti ai lati, con il vertice all’altezza della vita, che le conferiscono maggiore ampiezza sul fondo.
Il simil-chitone (fig. 7), invece, è composto da due ampi e lunghi rettangoli di tessuto, cuciti parzialmente ai lati. La parte superiore viene ripiegata e lasciata ricadere libramente sia davanti, sia dietro, e fissata sulle spalle da due fibule.

[photopress:Tunica_femminile_2.jpg,thumb,alignright] [photopress:Tunica_femminile_modello.jpg,thumb,alignright]
Può essere adottato un terzo modello, utilizzando una camisia più corta e legando un ampio quadrato o rettangolo di tessuto, come fosse una gonna.
Come sovratunica si può utilizzare un tessuto rettangolare di doppia lunghezza con una semplice apertura per la testa nel centro (fig. 8).

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Le scarpe

Le scarpe, in pelle e a volte in tessuto, sono la parte più difficile da ricostruire. Questo perché, purtroppo, abbiamo come riferimento solo un paio di modelli d’epoca posteriore: uno britannico e uno in uso presso i Romani dell’Età Imperiale conosciuto appunto come “galliche” (fig. 11 e 12).

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Quest’ultimo ci pare il più fedele, in quanto la struttura ricorda alcuni vasi a forma di scarpa come quello rinvenuto a Kosd, Ungheria, del III secolo a.C. (fig. 13).
Alcuni gruppi francesi hanno ricostruito una variante semi chiusa: Vanno ricordati però anche i modelli di stivaletto a punta trovati nelle tombe dei principi in Germania (anche se di epoca precedente).
L’unico grande dubbio che ci rimane è sulla presenza della suola. Nei modelli visti la scarpa è costruita con un unico pezzo di pelle più o meno spesso (consigliamo la vacchetta di elevato spessore, ahimé di difficile reperibilità), ma l’esperienza sul campo ci induce a pensare che potessero utilizzare delle suole più robuste in cuoio, incollate o inchiodate alla romana. Le scarpe sprovviste di suola, infatti, si consumano a velocità incredibile e non hanno presa sul terreno erboso, cosa che avrebbe potuto creare non pochi problemi negli scontri armati, soprattutto per i guerrieri appiedati visto il modo irruento di combattere dei Galli.
Alcuni gruppi hanno già utilizzato il sistema alla romana delle tre suole chiodate (fig. 14).

I mantelli

Il modello più classico, valido sia per uomini che per donne, consiste in un ampio rettangolo di tessuto legato sopra alla spalla o, meglio, fermato con una fibula.
Un modello più protettivo consiste in un rettangolo di dimensioni maggiori munito nella parte superiore centrale di cappuccio, legato o fermato con fibule sul davanti (fig.15), sulla cui filogigità vi si può però discutere.
E’ possibile l’uso per le donne di semplici scialle pesanti o di lunghi rettangoli avvolti attorno al corpo alla greco-romana fig.16).
Per il popolo è possibile l’utilizzo di mantelli di paglia fitta contro la pioggia (fig.17).

I copricapi

Vi era sicuramente l’uso di copricapi, dei quali però non abbiamo (il nostro gruppo intendo) informazioni precise, per cui proviamo a utilizzare un po’ di logica. Interessante è indubbiamente l’introduzione del cappuccio con mantellina (Cucullos), probabile progenitore della pellegrina medievale.
Cappelli di paglia potevano essere usati soprattutto dal volgo per proteggersi dal sole (fig. 18) o dalla pioggia (fig. 20).
I più ricchi, guerrieri e mercanti, potevano avere cappelli in feltro, come in uso presso i greci e gli sciti (fig. 21 e 22).

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